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[SALUTIAMO CARLO ORSI]

Il suo libro su Milano con Dino Buzzati è introvabile. Lo diciamo non da collezionisti (che non siamo), ma come coloro che, con la dipartita di Carlo, intuiscono come qualcosa della città meneghina sia andato perduto, non esista più. Lo abbiamo conosciuto in campagna, tra le nebbie; ma nel dialogo intercorso veniva a galla un carattere agro dolce, ma sempre gentile, di milanese verace.

Con lui abbiamo capito come Milano abbia avuto il cuore in mano, soprattutto per chi veniva a respirare l’aria del boom economico: quello fatto di banche, giornali, industria, fashion. “Non voglio essere identificato con la moda”, ci disse; e noi lo rassicurammo: “Milano è la tua ispirazione, l’elemento portante del tuo racconto, ovunque tu vada”. Ed in effetti è così: lui ha tessuto le storie di una città amata a fondo, indagata nei meandri, portata alla luce attraverso i simboli più veri. Frequentatore del Giamaica e amico di Ugo Mulas, ha maturato dalla cultura meneghina il proprio credo, divulgandolo in ogni lavoro. Lo ringraziamo per questo.

Oggi lo ricordiamo per quanto ci ha restituito quando lo abbiamo incontrato. Arrivederci Carlo.

[COM’E’ BELLA LA CITTA’]

Com’è bella la città, forse perché non c’è più; probabilmente per lasciare il posto a un’altra metropoli, anch’essa percepita con le indecisioni di sempre: i lustrini da mostrare al fianco delle ingiustizie, i pregiudizi, il bello e il brutto, il vero e il falso.

Com’è bella quella città. E lo è per dimensione, assieme ai personaggi che la popolano. Crediamo che, per Carlo, la metropoli non rappresenti soltanto un agglomerato di abitazioni e uffici, diventando altresì un metodo col quale confrontarsi. Lui racconta, sempre; e la sua Milano diventa un modello da esportare fotograficamente altrove, dove altri personaggi si propongono col loro tempo.

Com’è bella la città, anche quando Carlo la lascia, in Lambretta e con i “scarp del tennis”, per andare a documentare un fatto di cronaca; o, ancora oggi, quando sempre lui vola in Tibet assieme a dei medici per una missione umanitaria. Ovunque troverà persone, storie, vite di tempo e cultura.

Com’è bella la città, e quella del nostro sconfina nel mondo, oltre la nebbia, al di là delle gambe, ben sopra ai simboli: fatti vivere e mai istallati.

Com’è bella la città e con Carlo stiamo aspettando la più bella.

Forse quella che non c’è.

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