La scomparsa di Salvador Dalí e l’eredità sospesa di Dali Atomicus
Quando Salvador Dalí si spense il 23 gennaio 1989, all’età di 84 anni, il mondo dell’arte perse uno dei suoi interpreti più visionari e rivoluzionari. La sua figura, eccentrica e profondamente teatrale, aveva segnato in modo indelebile il Novecento, portando il Surrealismo oltre i confini del movimento stesso e trasformandolo in un linguaggio personale, riconoscibile e spesso provocatorio.
Ma per comprendere davvero la portata del suo immaginario, basta soffermarsi su una delle immagini più celebri a lui dedicate: Dali Atomicus, scattata nel 1948 dal fotografo Philippe Halsman, complice e amico dell’artista.Questa fotografia, divenuta iconica non solo nella storia della fotografia ma dell’arte tout court, racchiude in un singolo scatto tutto ciò che ha definito l’universo daliniano: sospensione, caos, sfida alle leggi della logica, ironia e genio creativo. Philippe Halsman fotografo statunitense, distante anni luce dalla fotografia tradizionale, cercò di tradurre visivamente l’estetica dell’atomico” cara a Dalí, quella percezione del mondo come un insieme di particelle in continuo movimento.
Il risultato fu un’immagine esplosiva, letteralmente: Dalí in salto, i gatti lanciati in aria, l’acqua che si apre in vortici, le sedie che fluttuano come in un sogno. Il tutto realizzato senza alcuna manipolazione digitale, in un’epoca in cui lo scatto perfetto richiedeva tentativi, pazienza e una matematica precisione. Servirono 28 prove prima che Halsman ottenesse la fotografia definitiva, un’opera che ancora oggi conserva la freschezza dell’improvvisazione e, allo stesso tempo, la forza di un manifesto artistico. Con la scomparsa di Dalí, opere come Dali Atomicus hanno assunto un valore quasi testamentario. In quell’attimo sospeso, fissato per sempre sulla carta fotografica, sembra vibrare non solo l’estetica del maestro catalano ma la sua stessa energia vitale: irriverente, magnetica, inafferrabile. A distanza di decenni, l’immagine continua a essere un simbolo di ciò che Dalí ha rappresentato: un artista che ha saputo liberare l’immaginazione dalle sue gabbie, invitandoci a guardare oltre l’apparenza, oltre la gravità, oltre la realtà stessa. E forse proprio per questo, nonostante la sua scomparsa, la presenza di Dalí continua a fluttuare nel nostro immaginario collettivo, proprio come in quel salto eterno catturato dall’obiettivo di Halsman.