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Milano-Cortina 2026: quando lo sport incontra la creatività e la fotografia diventa memoria viva

Le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 non rappresentano soltanto un appuntamento sportivo di portata mondiale: sono un laboratorio culturale, un generatore di storie, un palcoscenico diffuso che abbraccia città, montagne e comunità. In questo contesto dinamico, la fotografia assume un ruolo centrale, trasformandosi nel documento visivo più autentico e immediato della manifestazione. La doppia anima della sede olimpica la modernità pulsante di Milano e l’identità alpina di Cortina offre una gamma di scenari senza precedenti. Dagli impianti metropolitani alle vette dolomitiche, il paesaggio diventa teatro naturale di emozioni che la fotografia sa raccogliere, interpretare e restituire con un linguaggio universale. Ogni scatto dei giochi racconta un gesto atletico, un momento di concentrazione, un abbraccio tra rivali, ma anche l’atmosfera delle città ospitanti e la trasformazione dei loro spazi.

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Cinque anni senza Giovanni Gastel: l’eredità raffinata di un Maestro dello sguardo

Sono trascorsi cinque anni dalla scomparsa di Giovanni Gastel, eppure la sua presenza continua a rimanere immutata nella memoria collettiva, rimane come una luce che non smette di rischiarare il mondo della fotografia e dell’arte italiana. Gastel non è stato soltanto un fotografo: è stato un poeta dell’immagine, un artigiano della bellezza, un uomo colto e gentile che ha saputo unire eleganza e sensibilità in ogni suo scatto.

Nato in una famiglia che portava con sé il peso e il fascino della storia, Gastel ha scelto di costruire la propria identità attraverso l’immagine. A partire dagli anni ’80, ha saputo imporsi come uno dei più grandi interpreti della fotografia di moda, dando vita a un’estetica personalissima: fatta di geometrie raffinate, ironia leggera, atmosfere sospese tra sogno e realtà. Ogni ritratto, ogni composizione, ogni luce studiata con cura maniacale parlava, e parla ancora oggi, di un mondo ideale in cui bellezza e delicatezza non sono solo categorie estetiche, ma valori umani.

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La fotografia come atto narrativo: quando l’immagine diventa racconto

Nel mondo della fotografia si dice spesso che un’immagine valga più di mille parole. Eppure, a ben guardare, una fotografia non “vale” parole: le genera. Ogni scatto è un microcosmo narrativo che attende qualcuno capace di ascoltarne la storia. Nel quieto spazio di un caffè letterario, dove il tempo sembra rallentare e l’immaginazione trova un suo ritmo naturale, la fotografia si rivela un ponte naturale verso la letteratura. L’istante come romanzo

Henri Cartier-Bresson parlava di momento decisivo, l’attimo in cui la vita si compone in una forma perfetta e l’occhio del fotografo diventa testimone privilegiato. Quell’istante sospeso è quasi un romanzo compresso: contiene tensione, gesto, trasformazione. È un intreccio latente che la nostra mente continua ad allargare, aggiungendo premesse e conseguenze.

In questo senso la fotografia non congela: suggerisce. Non chiude, ma apre. Un singolo fotogramma può farci intuire un prima, un dopo, e ciò che non vediamo diventa parte della storia tanto quanto ciò che è dentro il riquadro.

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La scomparsa di Salvador Dalí e l’eredità sospesa di Dali Atomicus

Quando Salvador Dalí si spense il 23 gennaio 1989, all’età di 84 anni, il mondo dell’arte perse uno dei suoi interpreti più visionari e rivoluzionari. La sua figura, eccentrica e profondamente teatrale, aveva segnato in modo indelebile il Novecento, portando il Surrealismo oltre i confini del movimento stesso e trasformandolo in un linguaggio personale, riconoscibile e spesso provocatorio.

Ma per comprendere davvero la portata del suo immaginario, basta soffermarsi su una delle immagini più celebri a lui dedicate: Dali Atomicus, scattata nel 1948 dal fotografo Philippe Halsman, complice e amico dell’artista.

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