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I grandi fotografi che ci hanno lasciato nel 2025: un anno di addii e di eredità preziose

Il 2025 è stato un anno complesso e intenso per il mondo della fotografia. Non solo per le mostre, le innovazioni e i nuovi linguaggi visivi, ma anche per le perdite importanti che hanno segnato in modo profondo la comunità dei fotografi e degli appassionati. Sono venuti a mancare alcuni dei più grandi narratori per immagini del nostro tempo, autori che con il loro sguardo hanno cambiato per sempre il modo in cui osserviamo persone, città, storie e conflitti. Raccontarli significa rendere omaggio non solo alle loro opere, ma anche alla visione del mondo che hanno lasciato in eredità.

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Un anno stà finendo

L’anno sta per chiudersi, e con esso si chiude un altro capitolo intenso e ricco di immagini che hanno segnato il nostro modo di guardare il mondo. In questi ultimi giorni del 2025, riflettere sul potere della fotografia significa guardare non solo alle mostre e agli eventi, ma soprattutto alle storie che le immagini raccontano alle nostre coscienze.

Tra i principali appuntamenti che hanno animato l’anno c’è stata la presentazione del PHOTOANSA 2025 al MAXXI di Roma, la rassegna con le fotografie più significative dell’anno: un viaggio per immagini attraverso conflitti, fenomeni sociali e momenti di vita quotidiana che hanno catturato l’attenzione collettiva, trasformando fatti in memoria visiva.

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Jasmine Paolini: l’istante in cui la determinazione diventa immagine

C’è uno scatto che riesce a raccontare più di una vittoria, più di una classifica. È quello che ferma Jasmine Paolini in un momento sospeso, dove il gesto atletico si trasforma in linguaggio visivo e l’intensità dello sguardo diventa narrazione. La fotografia cattura l’essenza di un’atleta che ha fatto della costanza e della resilienza la propria firma. Il corpo è in tensione controllata, pronto a esplodere o appena rientrato dallo sforzo: ogni dettaglio parla di disciplina, lavoro quotidiano, concentrazione assoluta. Nulla è lasciato al caso, nemmeno l’imperfezione, che qui diventa autenticità.

Il volto di Paolini è il vero fulcro dello scatto. Non c’è ostentazione, non c’è posa: c’è verità. È lo sguardo di chi conosce il sacrificio, di chi ha imparato a costruire il proprio percorso punto dopo punto, senza scorciatoie. La luce accompagna i lineamenti con rispetto, sottolineando la forza più che l’estetica, il carattere più che la forma.

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La lentezza salverà la fotografia

Viviamo nell’epoca dell’immagine istantanea. Ogni giorno scorrono davanti ai nostri occhi migliaia di immagini: perfette, nitide, filtrate, ottimizzate. La tecnologia ci ha regalato strumenti incredibili fotocamere sempre più intelligenti, software di editing automatici, persino intelligenze artificiali capaci di creare immagini dal nulla. Eppure, in questo vortice di velocità e automazione, qualcosa rischia di perdersi: il senso profondo del fotografare.

La fotografia è sempre stata un atto di attenzione. Guardare, scegliere, aspettare: tre gesti che implicano tempo. Tempo per osservare la luce, per conoscere un luogo, per entrare in sintonia con un soggetto. Oggi, invece, lo scatto è spesso un riflesso automatico, un gesto quasi inconsapevole che si dissolve in un feed dopo pochi secondi.

È proprio contro questa frenesia che la lentezza sta tornando a essere una forma di resistenza.

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