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[JULIANNE MOORE, TRA FOTOGRAFIA E ARTE]

Julianne Moore è nata il 3 dicembre 1960, figlia di Anne, assistente sociale, e Peter Moore Smith, paracadutista, colonnello e in seguito giudice militare. Sua madre si trasferì negli Stati Uniti nel 1951, da Greenock, in Scozia. Suo padre, di Burlington, New Jersey, ha origini tedesche, irlandesi, gallesi, tedesco-ebraiche e inglesi.

Moore ha trascorso i primi anni della sua vita in oltre due dozzine di località in tutto il mondo con i suoi genitori, durante la carriera militare di suo padre. Alla fine ha trovato il suo posto alla Boston University, dove ha conseguito il diploma di Bachelor of Fine Arts (B.F.A.) in recitazione presso la School of the Performing Arts. Julianne si è poi trasferita a New York e ha lavorato a lungo in teatro. Nonostante la sua formazione formale, Julianne è caduta nella trappola dell'attrice attraente della metà degli anni '80: soap e miniserie televisive.

Il suo ingresso sul grande schermo è datato anni '90. Con il passare del tempo ha recitato in parti sempre migliori, incluso un piccolo ruolo di un medico che individua Kimble (Harrison Ford) e tenta di ostacolare la sua fuga in “Il fuggitivo” (1993). Il regista Todd Haynes ha dato a Julianne la sua prima opportunità di assumere un ruolo da protagonista in Safe (1995).

Nello stesso anno ha trovato la sua strada nella commedia romantica, interpretando la fidanzata incinta di Hugh Grant in “Nove mesi - Imprevisti d'amore” (1995). Tra i film seguenti ricordiamo Assassins (1995), Surviving Picasso (1996), dove interpretava Dora Maar, una delle numerose amanti di Picasso (interpretata da il suo eroe, Anthony Hopkins).

Alla fine del secolo, Julianne ha recitato in una serie di progetti di alto profilo, a cominciare da “La fortuna di Cookie” (1999) di Robert Altman, in cui è stata scelta per interpretare la sorella con problemi mentali ma adorabile di una Glenn Close decisamente sconvolta. In seguito la troviamo in “Un marito ideale” (1999) di Oliver Parker, dove un certo numero di critici ha affermato che Moore era la parte migliore del film. Ha chiuso il 1999 con un'altra grande interpretazione, quella di una madre in lutto ne “La mappa del mondo”, al fianco di Sigourney Weaver.

Julianne Moore, tra fotografia e arte

Nel progetto fotografico che vediamo, s’incontrano moda, cinema e storia dell’arte. L’attrice Julianne Moore interpreta le donne protagoniste di quadri famosi. A dirigere il lavoro è il famosissimo fotografo di moda Peter Lindbergh. Lui, già autore d’immagini che hanno segnato la storia della fotografia, realizza un servizio per il magazine Harper’s Bazaar (2008), scegliendo come soggetti 7 dipinti di 7 artisti famosi: Modigliani, Klimt, Currin, Degas, Prince, Schiele e John Singer Sargent.

Il fotografo, Peter Lindbergh

Peter Lindbergh viene considerato ancora oggi, dopo la sua dipartita, uno dei migliori fotografi di moda al mondo. È nato a Lissa, in Germania, il 23 novembre 1944. S’innamora dell'arte attraverso Van Gogh ed entra nel mondo della pittura. All'inizio degli anni '60 lavora come vetrinista in un piccolo centro commerciale, mentre inizia gli studi all'Accademia di Belle Arti di Berlino. Per un po’ lascia Berlino e intraprende un viaggio (zaino in spalla e autostop) attraverso la Spagna e il Nord Africa. Di ritorno in Germania, riprende gli studi.

Nel 1971, dopo alcuni successi in ambito pittorico, la sua vita cambia. E’ a Düsseldorf e scopre la fotografia. Lavora per due anni come assistente, poi nel 1973 fonda il proprio studio. Nel 1978, già noto come fotografo di moda, si trasferisce a Parigi per intraprendere una carriera che lo renderà un riferimento mondiale e contemporaneo nel mondo della fotografia. In un'epoca nella quale la bellezza è associata alla giovinezza e alla perfezione, Peter Lindbergh propone esattamente l'opposto, si presenta come un fotografo umanista che cerca la vera bellezza, emotiva, umana, personale; ama la naturalezza e la fotografia in bianco e nero. Ha pubblicato ovunque: dal Calendario Pirelli alle copertine di Vogue, Vanity Fair o Harper's Bazaar, ritraendo Linda Evangelista, Naomi Campbell o Cindy Crawford. Le sue opere sono state esposte nei più importanti musei d'arte moderna del mondo.

Per la biblioteca

[PETER LINDBERGH] [A different vision on Fashion Photography]

Il fotografo tedesco Peter Lindbergh ha decretato la nascita delle Top Model. Siamo nel 1990 e la moda entrava in una nuova era. Iniziava anche una differente lettura della bellezza femminile. Il volume è corposo. Raccoglie oltre 400 fotografie che ripercorrono quattro decenni della carriera di Lindbergh, celebrandone le peculiarità innovative di stile e narrazione. Il suo bianco e nero risulta seduttivo, ma anche crudo, essenziale. Il fotografo ridefinisce il concetto di bellezza, creando immagini senza tempo. Emerge il linguaggio del cinema, assieme a modelli predefiniti e consueti di figure femminili, con le modelle che assumono le pose di ballerine, attrici, eroine o “donne fatali”. Non si tratta di una visione surreale, ma di un suggerimento, di una chiave di lettura, che avvicina allo sguardo una bellezza autentica, umanizzata, non trattata. Non c’è ritocco, nelle immagini di Lindbergh, quindi nessun inganno. Il suo approccio umanista ci guida in un mondo nuovo, oltre l’esteriorità. Siamo nella moda, il merito è grande.

PETER LINDBERGH, A different vision on Fashion Photography. Taschen, 2016

Le fotografie

Peter Lindbergh. The Cripple, John Currin, 1997

Peter Lindbergh. Ritratto di Lunia Czechowska, Amedeo Modigliani 1919

Julianne Moore, 3 dicembre 1960, Peter Lindbergh

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