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LA BELLA EPOQUE DI CARBONIERI

Nel giugno 1846, a Parigi, sugli Champs-Élysées, nasce il Lido (nome ispirato all’omonimo litorale veneziano). Non vi è alcun riferimento fotografico, anche se il locale rimane un simbolo della Bella Epoque: quel periodo che dalla metà dell’800 porterà sino allo scoppio della prima guerra mondiale. I nomi che vengono in mente sono tanti: Toulouse-Lautrec, Claude Monet, Donna Franca Florio (per quel che concerne l’Italia). Anche il Titanic simboleggia quell’epoca, che affondò mentre in Francia nasceva Robert Doisneau.

Esponente italiano (e fotografico) della Bella Epoque è stato Francesco Carbonieri. Nelle sue immagini si coglie l’atmosfera lussuosa e spensierata che si respirava nell’alta borghesia durante la Belle Époque: scorci di vita famigliare, così come i lunghi viaggi in automobile verso le località turistiche più famose degli anni Dieci del Novecento (Biarritz, Parigi, la Costa Azzurra).

Al di là del lusso e all’eleganza, quel periodo storico ci ha consegnato molto anche da un punto di vista scientifico e tecnologico. Nel 1895 Guglielmo Marconi regalerà la radio al mondo intero, a dicembre nascerà il cinematografo. Anche la fotografia, presentata nel 1839, si consolida in quel periodo.

Francesco Carbonieri: la Belle Époque; una mostra.
Fonte: Comunicato stampa

A Francesco Carbonieri è stata dedicata una mostra, che si è tenuta a Modena dal 19 novembre 2011 al 29 gennaio 2012. L’esposizione, installata presso l’ex Ospedale di Sant'Agostino, portava il titolo: Francesco Carbonieri, la Belle Époque nell'obiettivo di un amatore.
Francesco Carbonieri, facoltoso proprietario terriero modenese, già dal 1908 disponeva di una macchina fotografica a lastre e si dilettava a scattare foto della giovane moglie, di parenti e amici, dei viaggi a Parigi, sulla Costa Azzurra e sul lago di Como, ma anche a sviluppare i negativi nel suo laboratorio privato. Al di là della tecnica, a dire il vero non sempre eccelsa nei risultati, l'attività fotografica di Carbonieri documenta gli anni più belli della sua vita. La leggerezza e l'allegria traspaiono nei volti ritratti. I luoghi delle vacanze sono accuratamente scelti fra quelli in auge per la moda del tempo e il viaggio in automobile dà quel tocco di avventura che desta stupore e ammirazione.
Fra gli anni Dieci e glia anni Venti l'automobile diventa infatti lo status symbol di una classe sociale - la ricca borghesia - che si sposta per il puro piacere di farlo e di ritrovarsi nei luoghi di villeggiatura. Si è passati dal Grand Tour ottocentesco, simbolo dell'iniziazione culturale di una società nord europea che riscopriva le sue radici mediterranee, al turismo di piacere degli italiani che (ri)scoprono l'Europa delle grandi capitali e della villeggiatura internazionale. Parigi, Bruxelles, Biarritz, Montecarlo e l'eclettica Barcellona diventano allora mete imperdibili per il nuovo turista che ama le Esposizioni Internazionali e i Casinò.

Il soggetto, più che i monumenti di queste città bellissime, sono i turisti stessi, o meglio, la famiglia Carbonieri in posa su diversi sfondi, con quel pizzico di ostentazione di chi vuol dimostrare di essere "stato lì". La scelta dei soggetti in Carbonieri non è casuale, rimarca la volontà di rappresentare esclusivamente il mondo spensierato e benestante nel quale è vissuto. E lo fa senza affettazione e in maniera acritica, come solo chi ha vissuto quella vita poteva fare.
Smette di fotografare proprio quando il suo mondo smette di esistere a causa delle avversità che la sua, come moltissime vite, subisce a causa del regime fascista e della Seconda Guerra Mondiale. Francesco aveva vissuto e forse anche combattuto nella Prima, ma questo non ne aveva intaccato lo spirito. L'esperienza del confino e la mutata situazione economica gli tolgono quel velo dagli occhi che gli impediva di vedere le brutture del mondo. Ora che le ha vissute sceglie di non fermarle sui negativi, preferendo forse rifugiarsi nei ricordi di quei momenti felici.

Francesco Carbonieri, note biografiche
Fonte: Comunicato Stampa

Francesco Carbonieri nasce a Campagnola Emilia (Reggio Emilia) l'11 giugno 1886 da Luigi e Carolina Prampolini. I Carbonieri sono una famiglia di proprietari terrieri arricchitasi fra il Settecento e l'Ottocento con affittanze agricole e commerci e sono una delle più in vista della zona non solo per le ampie proprietà, ma anche per l'impegno civile.

Il clima familiare in cui cresce il "nostro" Francesco è certamente ricco di stimoli e di opportunità, ma purtroppo poco si conosce di lui, avendo avuto una vita lontana dalla politica, priva di incarichi pubblici, semplicemente dedita alle attività di gestione delle proprietà terriere disseminate fra i comuni di Formigine, Sassuolo, nonché in Toscana e in Costa Azzurra. Si laurea in agraria, è un appassionato cultore di piante e si diletta in fotografia. Non si sa dove abbia appreso quest'arte né chi gli abbia trasmesso questa passione, ma sicuramente a partire dal 1908 possiede una macchina fotografica per lastre formato 13x18 con cui fotografa la donna che diventerà sua moglie due anni dopo, Clementina Cionini insieme ad alcune amiche nel giardino della villa di famiglia a Magreta.

Il 1938 e il 1939 sono due anni fondamentali nella vita e nell'attività fotografica di Francesco Carbonieri. Il 31 ottobre del '38 Francesco e il figlio vengono arrestati per aver scritto assieme, durante un soggiorno a Nizza, una lettera al nipote Giovanni Moruzzi di Parma, nella quale sono espressi giudizi in merito alla politica estera italiana e al duce (definito nella lettera "il Cafone"), e alla condizione dello stato francese che, ai loro occhi, pare ottimale rispetto a quella italiana. Vengono condannati al confino nella provincia di Cosenza per 5 anni. Dopo aver scontato poco più di un anno, per intercessione del Prefetto di Modena ricevono il proscioglimento. Il rientro coincide con la vendita della villa Vandelli di Lesignana (acquistata nel 1910ca) per motivi economici e il trasloco a Magreta. Il confino, il conseguente isolamento da parte di parenti e amici, le difficoltà economiche, distruggono il mondo dorato nel quale Carbonieri è vissuto fin'ora e, come segno tangibile di questo drastico cambiamento egli smette di fotografare.

Carbonieri muore a Magreta il 5 ottobre 1960.

Francesco Carbonieri, un libro

Francesco Carbonieri. “La Belle Époque nell'obiettivo di un amatore”, di Chiara Dall'Olio e Roberta Russo. Franco Cosimo Panini, 2012, catalogo della mostra (Modena, 19 novembre 2011-29 gennaio 2012).
(Sinossi)

La freschezza della visione di Carbonieri è quella di chi non deve vivere grazie, alla macchina fotografica, come i professionisti degli studi; non ha nemmeno velleità artistiche, come la larga schiera dei dilettanti pittorialisti, né fa un uso documentativo o sociale della fotografia, come i fotogiornalisti. Semplicemente immortala la propria vita. Gli scatti di Carbonieri non sono fatti per gli altri, ma principalmente per se stesso e la propria famiglia.
È un autentico amatore, conscio che la fotografia è uno degli hobby che lo appassiona, al pari dei viaggi, del tiro a volo e del gioco ai casinò, da condividere con gli amici e i familiari più stretti. E, non a caso, questi sono proprio i soggetti delle sue fotografie. Ciò che oggi vediamo è uno splendido spaccato di vent'anni di vita mondana a Modena e soprattutto all'estero, la rappresentazione del mondo spensierato e benestante nel quale Francesco Carbonieri è vissuto e che smise di fotografare proprio quando questo cessò di esistere per le avversità che la sua vita, come moltissime altre, subì a causa del regime fascista e della Seconda Guerra Mondiale.

Le fotografie

Copertina del libro “La Belle Époque nell'obiettivo di un amatore”.
Francesco Carbonieri, la moglie Clementina 1922. Foto museo Panini

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