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SANT’AMBROGIO, FESTA A MILANO

«Milano sempre pronta al Natale, che quando passa piange e ci rimane male», così cantava Lucio Dalla nella sua canzone dedicata a Milano. Il 7 dicembre nel capoluogo lombardo si celebra Sant'Ambrogio, il patrono cittadino, che diventa il prologo delle festività natalizie. Per questa ricorrenza il Teatro alla Scala apre la sua stagione, un momento sentito dal mondo intero.
E’ dal 1951 che, per volontà di Victor De Sabata, allora direttore, la Stagione della Scala si apre il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio. La Prima è un avvenimento culturale, ma anche mondano, al quale prendono parte le più alte personalità della città, dello Stato e della vita culturale italiana.
Lo sfoggio di abiti eleganti e gioielli non è da meno dello spettacolo offerto sul palco. Nel giorno della Prima in molti si assiepano davanti al Teatro per cogliere anche solo un attimo di quel mondo da sogno che vive il foyer e abita la platea. Non mancare all’avvenimento mondano per eccellenza: anche questo è amore per Sant’Ambrogio e la città.
Per anni, la Prima ha portato sul palco un’opera di Verdi. Quest'anno verrà rappresentato il Boris Godunov di Modest Petrovič Musorgskij, su libretto proprio, diretto dal Maestro Riccardo Chailly. L’opera è basata sul dramma omonimo di Aleksandr Sergeevič Puškin. Per ricordare Sant’Ambrogio abbiamo scelto di utilizzare due fotografie relative al Teatro alla Scala. Giusto così.

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LA FELICITA’ DI EISENSTAEDT

Alfred Eisenstaedt è famoso per la fotografia del bacio in Times Square, scattata il giorno della vittoria degli USA sul Giappone (14 Agosto 1945, alle 17 e 51 minuti), apparsa sulla copertina di LIFE il 27 agosto 1945. Ne abbiamo parlato spesso, da tre anni a questa parte, anche il 6 dicembre, il giorno che l’ha visto nascere.
Oggi non vogliamo celebrare solo il fotografo, ma il suo modo di interpretare la realtà. Con un Contest in corso, a tema Felicità, abbiamo percepito (suggestione?) come Alfred sia stato in grado di esprimerla attraverso un’osservazione attenta, prendendosi il tempo necessario; approfittando anche del momento, ma obbedendo sempre alle regole della composizione. I suoi scatti “italiani” ne sono una dimostrazione, particolarmente quelli effettuati prima della seconda guerra mondiale, quando già spiravano i venti di guerra.
Siamo a metà anni ’30, Alfred, fotografo ebreo tedesco, aveva appena ritratto Goebbels a Norimberga, e di lì a poco avrebbe fotografato la stretta di mano fra Hitler e Mussolini a Venezia. Lui qui in Italia è stato capace di immortalare una serata al Teatro alla Scala di Milano, armato della sua Ermanox o della prima Leica, con indiscrezione, alla maniera di Eric Salomon. Sempre presso il teatro milanese, Eisenstaedt aveva documentato le lezioni di danza, cogliendone l’aspetto “scolastico”, in un trionfo di piccole gambe con ai piedi le “scarpe da punta”.
Non abbiamo pubblicato nessuno dei suoi scatti “milanesi”, del resto la rete ne è piena. Abbiamo preferito rivolgersi altrove, per meglio enfatizzare un istante felice. Ci è piaciuto così.

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con “Fotografia da leggere”. Questa volta chiamiamo in causa un lavoro della giornalista Concita De Gregorio, dal titolo “Chi sono io? Autoritratti, identità, reputazione” (Edizioni Contrasto). Dell’autrice ricordiamo una trasmissione televisiva intitolata “Pane quotidiano”, dedicata ai libri. Lì ne abbiamo apprezzato la vicinanza ai temi e anche quella curiosità giornalistica che male non fa quando l’argomento affrontato riguarda la cultura.

Abbiamo incontrato Concita De Gregorio a Milano, presso la libreria Feltrinelli, quella in Galleria; e il dialogo, tra domande e risposte, si è sviluppato allargandosi in ambiti diversi. Già, perché lei è la prima volta che si occupa di fotografia, addentrandosi nel mondo al femminile dell’autoritratto. In quell’occasione è emerso il tema dell’identità (presente anche nel libro), che appartiene all’immagine scattata sin dal suo esordio nella storia. E’ ancora così? Sarà sempre così? I like dei social sono diventati l’elemento sostanziale della consapevolezza di sé, mentre la Carta d’Identità riduce le dimensioni della fotografia a favore dei numeri. I tempi cambiano, speriamo in meglio.

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GAE AULENTI, ARCHITETTO INTELLETTUALE

A Milano c’è una piazza intitolata a suo nome. E’ adiacente al quartiere Garibaldi, al centro del complesso della Unicredit Tower: circolare, grande, moderna, dotata di pensiline fotovoltaiche per fornire energia alle tre torri che la sovrastano. Sarebbe piaciuta a Gae Aulenti? Forse, anche se lei guardava oltre, con uno sguardo internazionale. Diceva: «Per me era fondamentale partire per Buenos Aires e prendermi il tempo per passare dalla Bolivia di Che Guevara. Conoscere Parigi significava conoscere l'Europa... Non mi sono mai fermata».

La Aulenti era in primo luogo un intellettuale. I suoi progetti traevano ispirazione da un lavoro di ricerca letteraria, storica, artistica e persino musicale. Per questa ragione era in grado di modernizzare delicatamente, col garbo necessario, gettando un ponte tra i valori del passato e le potenzialità del futuro.

Oltre alle creazioni d’arredo, il suo lavoro l’ha portata a esprimersi in varie direzioni. Collabora anche con l’industria. Nel 1966 per Olivetti crea degli showroom fra cui Olivetti Shop (1966, Parigi, Francia). Nel 1968 per la fabbrica di automobili Fiat disegna allestimenti per esibizioni, stand commerciali e showroom; tra questi, quello di Zurigo, di Bruxelles in Belgio e di Torino.

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