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FIDEL E GINA LOLLOBRIGIDA

Il 26 novembre 2016 muore Fidel Castro. Ricordarlo vuol dire sfogliare le pagine della storia del dopoguerra: la rivoluzione cubana, la crisi dei missili a Cuba e tanto altro. Con lui scompare un rivoluzionario, ma anche un promotore (l’ultimo) dell’ideologia marxista applicata alla sua gente. Non è di questo che volevamo parlare, visto che proprio lui ha chiamato (si dice) l’attrice Gina Lollobrigida perché lo fotografasse. Già, la “Lollo”, la “bersagliera” del film “Pane amore e fantasia” (1953, regia di Luigi Comencini), ha sempre nutrito la passione per la fotografia, diventata poi una professione alla fine della carriera cinematografica.

Nell’estate 2009, Gina Lollobrigida ha tenuto una mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove ha esposto oltre 250 immagini, scelte tra le più rappresentative della sua attività, dei suoi innumerevoli viaggi e dei suoi straordinari incontri. Ne è emerso il talento nel rappresentare luoghi, vicende umane, contesti culturali e antropologici tra i più disparati. Passando dal Sud del Mondo all'Occidente ricco e progredito, dalle più remote popolazioni dell'Asia ai potenti della Terra, Gina Lollobrigida ha sempre manifestato una predilezione affettuosa verso l'umanità dei semplici, dei deboli e degli afflitti, mai dissimulata ed anzi costantemente evidente nel suo sguardo di artista.

Nel 1980 le foto dell’attrice sono state esposte al Museo Carnavalet, a Parigi, in una mostra per la quale fu insignita da Jacques Chirac, allora sindaco della capitale, della Medaglia d'Oro della Città di Parigi.

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RICORDANDO FREDDIE MERCURY

Freddie Mercury, un mito del rock mondiale, si spegneva a Londra il 24 novembre del 1991: giusto ricordarlo anche oggi. Lui, 24 ore prima di morire, rilasciò un comunicato stampa, che recitava così: «In seguito alle congetture che si sono susseguite sui giornali nelle ultime due settimane, desidero confermare che sono risultato positivo all'HIV e che ho contratto l'Aids. Ho ritenuto opportuno mantenere questa informazione privata per proteggere la riservatezza di chi mi circonda. Tuttavia è giunto il momento che i miei amici e ammiratori in tutto il mondo sappiano la verità, e spero che voi tutti vi uniate a me nella lotta contro questa terribile malattia».

“The show must go on”, cantavano i Queen nell’album “Innuendo” 1991) e le parole di Mercury sottintendevano anche questo, al di là del significato espresso. Ha voluto calare il sipario al momento giusto, quando moriva anche la sua presenza sul palcoscenico, la dimora delle aspirazioni nutrite per una vita.

C’è tanto rispetto, nel suo comunicato; e poi una chiamata a raccolta dell’affetto di tanti, di tutti. «Can anybody find me somebody to love?» (Qualcuno può trovarmi qualcuno da amare?) cantava Freddie in “Somebody to love” (1991). Lui di certo l’ha trovato in quell’applauso mondiale che in molti gli hanno dedicato e che può sentire ancora, ovunque si trovi.

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ESCE IL PRIMO NUMERO DI LIFE

Il 23 novembre 1936 viene pubblicato il primo numero della rivista LIFE, con una foto in copertina dello sfioratore della diga di Fort Peck, firmata da Margaret Bourke-White. Ne abbiamo parlato due anni addietro, riferendoci alla fotografa. LIFE però ha fatto parte della stessa storia della fotografia, un po’ come i nostri periodici del tempo, Epoca in testa. La notizia veniva mostrata nella sua genesi, tradotta dagli occhi di chi l’aveva vista in prima persona. La foliazione, poi, prevedeva servizi fotografici ampi, esaustivi, efficaci e, perché no, belli; merita quindi attenzione per questo.

Traendo ispirazione da una trasmissione televisiva (su Sky arte) siamo andati alla ricerca di una copertina firmata da un autore italiano; e poi, sullo slancio, di un personaggio ritratto che parlasse dell’italianità del tempo. Ecco quindi Sofia Loren fotografata da Alfred Eisenstaedt.

LIFE ha ispirato anche il cinema, addirittura in tempi recenti, con il film “I sogni segreti di Walter Mitty”, diretto da Ben Stiller, che recita anche come attore protagonista. La pellicola racconta la storia del responsabile dell’archivio dei negativi di LIFE e delle sue avventure per recuperarne uno da usarlo per la copertina dell’ultimo numero della rivista, prima che chiuda definitivamente. Il film riporta tante copertine, anche se molte di queste sono state appositamente create per girare le scene, spesso utilizzando le foto più famose e iconiche pubblicate dalla rivista. Il film è bello da vedere, con un finale strappa lacrime.

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SCARLETT, LA GIOVANE ADULTA

Bellissima, dall’incarnato chiaro e dorato, lo sguardo triste ma intrigante: questa è Scarlett Johansson. La popolarità dell’attrice è esplosa nel 2003 grazie a Lost in Translation di Sofia Coppola, nel quale ha recitato al fianco di Bill Murray. In quel film Johansson aveva solo 17 anni ma interpretava un personaggio – la neolaureata Charlotte – di cinque anni più grande. La sua fama poi si consolidava con i film di Woody Allen (Match point, 2005; Scoop, 2006; Vicky Cristina Barcelona, 2008), con i quali si affermava definitivamente per il suo talento naturale e la vocazione recitativa.

Di bellezze al femminile è pieno il cinema. Senza scomodare i mostri sacri (Marilyn Monroe e via dicendo), potrebbero esserne citati altri. Ecco che celebrare le qualità estetiche di Scarlett ci sembra banale. Emerge piuttosto un talento giovanile, da bambina prodigio, che forse l’ambiente stava rovinando, obbedendo solo a quell’occhio che vuole la sua parte. Registi importanti l’hanno pretesa nei loro lavori, anche quel Woody Allen che, pur con un’ironia di base, produce sempre dei cult. Anche i generi che ha frequentato risultano essere disparati, questo per dire che l’attrice non si è mai accontentata di vivere nella comfort zone. Bene così, quindi. Brava Scarlett.

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