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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con “Fotografia da leggere”. L’aver messo un po’ d’ordine nella biblioteca ci ha permesso di ritrovare un volume dimenticato nelle seconde file: “Storia della Fotografia”, di Helmut e Alison Gernsheim, Edizioni Frassinelli.

Avevamo già incontrato i due autori, peraltro marito e moglie. Nel 1952, Helmut fece una delle scoperte più significative mai fatte nella storia della fotografia. Attraverso approfondite ricerche, e con l'aiuto di sua moglie Alison, scoprì come la prima fotografia al mondo sia stata creata da Joseph Nicephore Niepce, e non da Louis Daguerre come si credeva in precedenza. Quando Niepce non ebbe alcun successo nel convincere la Royal Society del suo processo "fotografico", lo chiamò "Eliografia"; e poi diede la sua fotografia a Sir Francis Bauer.
Quest’ultimo era un amico e collega e sul retro dell'immagine incorniciata scrisse: "Il primo esperimento riuscito di Monsieur Niepce di fissare definitivamente l'immagine della natura”. Gernsheim fece risalire la provenienza a Sir Bauer durante una mostra pubblica del 1898 e scoprì la famiglia che poteva possederla. Così acquisì la prima fotografia, che divenne parte della sua collezione. Si trattava della famosa “Vista dalla finestra a Le Gras”, 1826.

Il libro è bello da sfogliare, consultare e rileggere. Al di là della storia, il volume è arricchito da numerose illustrazioni. Particolarmente interessanti sono gli ultimi due capitoli: “I risultati artistici della fotografia” e “Fotografie e fotografi, il periodo moderno”; in entrambi l’abbondanza di fotografie agevola la lettura, esaltandola.

Tentando di riassumere le vita di Helmut Gernsheim, possiamo solo scrivere cosa è stato detto di lui. Una rivista scrisse che, come collezionista e studioso, non solo aveva interpretato la storia della fotografia, ma era riuscito anche a farne parte.

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GIORNATA MONDIALE DEI DIRITTI UMANI

Il 10 dicembre si celebra la Giornata mondiale dei diritti umani. La data è stata scelta per ricordare la proclamazione da parte dell'Assemblea delle Nazioni Unite della Dichiarazione dei diritti umani il 10 dicembre del 1948.

Sentiamo la necessità di scrivere circa questa giornata, anche se ci sentiamo impotenti, con la sola arma della fotografia a nostra disposizione. La nostra scelta delle immagini, per celebrare questo 10 dicembre è istintiva, dettata dal gusto e dalla preferenza. Forse ci sarebbe stato dell’altro e di meglio. Chiediamo scusa.

Ecco allora la prima immagine. Lo scatto è di Jeff Widener dal titolo “Tank Man”. Siamo in Piazza Tienanmen, a Pechino, nel 1989.
Un uomo in mezzo alla strada, da solo, blocca l'avanzata dei carri armati cinesi mandati dal governo a reprimere la rivolta che stava nascendo in Cina nel 1989. L'immagine entra nella storia per la sproporzione che esprime, una sorta di "Davide contro Golia". La borsa della spesa in mano al manifestante conferma il fatto come lui sia una persona normale e non un eroe; anche se è proprio persone normali che possiamo aspettarci il coraggio. L'uomo nella foto non è mai stato identificato.

La seconda immagine scelta porta la firma di Elliott Erwitt. Siamo negli USA, in North Carolina. E’ il 1956. Il grande fotografo dell'Agenzia Magnum, recentemente scomparso, racconta in nel suo scatto la segregazione razziale nel sud degli Sati Uniti. Le parole non servono.

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TANTO AUGURI FRANCO

Ogni anno, a dicembre, quasi aspettiamo il giorno nove: l’opportunità di parlare col maestro Fontana, per gli auguri di rito, è troppo ghiotta. Tutte le volte che scambiamo due parole con lui finiamo per arricchirci, perché è la sua saggezza a contagiarci, la visione chiara che dedica alla vita e agli accadimenti in genere. Certo, Franco è simpatico, coinvolgente, lambrusco-positivo (come ama definirsi); ma in lui c’è dell’altro, che probabilmente arriva direttamente alla fotografia che vede e scatta. Parla spesso di “rendere visibile l’invisibile”, ma anche qui rimaniamo perplessi, perché non è facile seguire il suo suggerimento. Forse è meglio essere se stessi (altro consiglio ricevuto) e lì Franco ha sempre mostrato sincerità e generosità. Già, il maestro modenese ama donare, dedicandosi agli altri. Anche i workshop che dirige rappresentano un modo per interagire col prossimo, comprendendolo, occupandosi anche dei lati più intimi che manifesta.
Quest’anno per Franco Fontana sono 90: un traguardo raggiunto; siamo felici anche per questo. Le sue immagini hanno accompagnato le nostre vite e desideriamo lo facciano ancora, per tanto tempo.

Per chi scrive, Franco Fontana ha un significato particolare, perché è stato il primo fotografo ad aprirgli lo sguardo sul mondo autoriale.
Era il 1973 e l’autore di queste righe affrontò un viaggio faticoso insieme al padre. Di ritorno a casa, fu colto da un forte attacco febbrile. Ovviamente, il giorno dopo non andò a scuola. Il padre, apprezzata la sua passione per la fotografia (gli aveva appena regalato una fotocamera), comprò per lui una rivista, che all’interno mostrava la famosa auto di Praga del 1967. Quell’adolescente rimase abbagliato dal formalismo dell’immagine, dal contesto e soprattutto dal colore rosso della macchina. Avrebbe continuato a seguire Fontana fino ad oggi, arrivando anche a conoscerlo. Una bella soddisfazione.

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SINÉAD O'CONNOR, LA VOCE E LA TRAGEDIA

Sinéad O'Connor si è spenta all'età di 56 anni. Secondo fonti autorevoli, la cantante sarebbe morta per via dei gravi problemi di salute mentale. Solo pochi mesi prima suo figlio di 17 anni era stato trovato morto dopo due giorni di ricerche, fuggito da un centro psichiatrico dove veniva curato per le sue tendenze suicide. La stessa cantante avrebbe tentato il suicidio otto volte, l'ultima delle quali dopo la morte del figlio Shane. Lei era madre di altri tre figli.

La sua voce era intrigante e negli anni novanta bucava le radio. E’ ricordata per uno spiccato anticonformismo e per il suo look con i capelli rasati a zero.
Durante la sua carriera ha regalato al mondo l'indimenticabile versione del brano Nothing Compares 2 U, scritto da Prince a metà anni ’80 per i “The Family”, che però non ebbe il successo sperato. La voce iconica di Sinéad, nel 1990, riesce a dare una nuova interpretazione alla canzone, trasformandola in un inno al dolore per un amore perduto e alla nostalgia che arriva in cima alle classifiche mondiali. Mentre la versione originale raccontava la sofferenza per la fine di un amore, Sinéad la trasformò in un omaggio alla madre, con la quale aveva sempre avuto un rapporto tormentato.
Nothing compares 2 u trasforma Sinéad in star globale, ma dal 2015 si rifiuta di cantarla. Ha dichiarato che le mancava qualcosa per restituire emozione al brano.

Ascoltiamo spesso Nothing comparet 2 u, presente nella play list del telefono. La notte e l’autostrada ci avvicinano al brano, ricco di forza e vulnerabilità. Già Sinéad era debole, sola; non perché le mancassero le relazioni con il mondo, ma per il fatto di soffrire mentalmente, in uno spazio d’idee che non possono essere messe a confronto con altri. L’infanzia l’aveva minata nella sensibilità, per la mancanza, probabilmente, di quell’affetto del quale una bambina ha bisogno.

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