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[ALIDA VALLI, LA BELLEZZA NOBILE]

Quando si parla di attrici del calibro da Alida Valli, si corre il rischio di cadere nella nostalgia (o anche nella noia, purtroppo) dei tempi andati, addirittura a prima della seconda guerra mondiale, nel periodo dei “telefoni bianchi”. In realtà, l’attrice istriana ha occupato sessant’anni di cinema, passando per il dopoguerra, fino a metà anni ’70. E’ bello ricordarne la bellezza dolce e sofisticata, l’eleganza sobria, i ruoli che ha dovuto impersonare, sempre con garbo, delicatezza e nobiltà.

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[BENNY GOODMAN, IL RE DELLO SWING]

Per cavalcare la circostanza, ne abbiamo approfittato: ascoltare il Concerto K622 per clarinetto e orchestra di Wolgang Amadeus Mozart. Si tratta di una composizione dell’autunno 1791, l’anno tragico nel quale, a dicembre, il compositore austriaco trovava la morte. Tra l’altro, il secondo movimento del concerto è diventato famoso per far parte della colonna sonora de “La mia Africa”, il film con Maryl Streep e Robert Redford, tratto dal romanzo di Karen Blixen. Ebbene, nell’incisione al clarinetto ascoltiamo Benny Goodman, accompagnato dalla Boston Symphony Orchestra. L’esecuzione è magistrale, precisa e rigorosa. Il noto Jazzista dimostra come un musicista rimanga tale, pur dedicandosi tutta la vita allo swing. L’amore per lo strumento porta lontano, il che è un merito grande.

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[RUPERT EVERETT E L’AMORE PER L’ITALIA]

Rupert Everett è noto in Italia per essere stato la figura ispiratrice di un fumetto importante, Dylan Dog; per le matite di Tiziano Sclavi e Claudio Villa. L’attore anglosassone, colto e raffinato, è stato spesso incontrato a visitare mostre d’arte nel nostro paese. Egli è stato fotografato anche a Milano, presso il Duomo, mentre studiava e ammirava alcuni antichi bassorilievi. Non è raro incrociarlo e osservarlo sfogliare vecchie edizioni di classici latini e greci presso antiquari romani. Rupert Everett parla italiano in modo fluente, conosce i classici e come molti altri intellettuali britannici prima di lui, ama la cultura italiana. La dinastia di Byron, Shelley, ma anche Fox Talbot (per noi fotografi), continua ancora oggi.

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[LUIGI VERONESI, UNO SPERIMENTATORE]

Non di sola fotografia parleremo oggi, perché Luigi Veronesi è sin dalla giovane età un vero e proprio sperimentatore: pittore, fotografo, scenografo, grafico, teorico della comunicazione visiva, docente di arti visive. A partire dal 1925, Veronesi inizia a interessarsi maggiormente alla fotografia, sotto l’influsso del padre padre, che è fotoamatore. Sono comunque le possibilità espressive dello strumento fotografico a guidare Veronesi, in particolare le elaborazioni di laboratorio con tecniche semplici, come quella del fotogramma a contatto. Viene rinnegata la fotografia documentaria, troppo ovvia per chi fa della sperimentazione il proprio credo.

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