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[LA FIDANZATA DI DIEGO]

Il post domenicale invita spesso alla leggerezza, e forse oggi siamo andati oltre. Non importa, però, a valle di tutto troviamo due grandi fotografi, il che non guasta.

Il pubblico vasto della televisione l’ha conosciuta in uno spot televisivo dedicato a una compagnia telefonica. Andava in onda spesso ed era diventato una sorta di tormentone, perché le storie si rinnovavano di volta in volta, in una sorta di sequel. Siamo agli albori del terzo millennio e lei, Adriana Lima, seguiva le tracce lasciate dall’amato: “Quattro stelline”, pronunciava la modella. E poi: “Quattro paperelle”, continuava, fino a trovare Diego, il suo amore. Il claim suggeriva che quella compagnia telefonica si sarebbe fatta in 4 per i suoi clienti (lo stesso numero delle piccole papere). I più cattivi, seduti in poltrona, guardando lo spot aggiungevano: “Quattro neuroni”; ma forse esageravano. La bella Adriana era stata baciata dalla fortuna, come tante sue colleghe. Succede, l’importante è non farsi ispirare da quel modello estetico, in nessun modo. Fortuna caeca est (Cicerone).

Adriana Lima è stata ricercata dai più prestigiosi fotografi di moda, tra questi: Glen Luchford per "Harper's Bazaar", Gilles Bensimon per la copertina di "Elle" America, Steven Meisel, Peter Lindbergh, Patrick Demarchelier (per il Calendario Pirelli) ed Ellen von Unwerth.

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[ALVIN LANGDON COBURN, UN PUNTO FERMO]

Al culmine della sua fama, Alvin Langdon Coburn è stato uno dei fotografi più celebri della sua generazione. Sebbene fosse americano, divenne un membro importante di gruppi fotografici chiave su entrambe le sponde dell'Atlantico e le sue fotografie erano ammirate e ampiamente influenti.

Quando affrontiamo personaggi come Coburn, siamo colti da una grande curiosità: non tanto per lo stile, pittorialista o meno, ma in relazione alle pulsioni nate in loro con in mano uno strumento espressivo nato solo mezzo secolo prima. Sarebbe bello poterli incontrare, i fotografi dell’epoca, nel loro mondo, alla stregua di ciò che accade a “Gil” nel film “Midnight in Paris” di Woody Allen. E’ troppo facile oggi leggere di Alvin Langdon Coburn e meravigliarsi della sua bravura, perché il nostro atteggiamento è museale, accompagnato dalla presunzione di conoscere tutto, o almeno quanto basta. Ed invece è stato lui, con le sue fotografie, a spingere i nostri pensieri verso una convinzione forte: ci sarebbe di più da conoscere e comprendere, soprattutto per noi, appassionati di oggi, abituati a osservare un territorio consueto, tra bello e brutto, mi piace o meno. Alvin Langdon Coburn ha viaggiato di qua e di là dell’oceano, tra Europa e America, incontrando successi e critiche, troppo spesso opinioni contrastanti. E’ in quel mondo che ha costruito la sua forza, diventando un punto fermo nella storia della fotografia.

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[THOMAS HOEPKER, CREATORE D’IMMAGINI]

“Non sono un artista, sono un creatore d’immagini”, così si è definito Thomas Hoepker. Lo abbiamo citato due volte: in occasione dell’11 settembre e parlando di Cassius Clay. A osservare le sue fotografie, emerge una capacità di raccontare, come vuole il reportage tradizionale. A ciò va aggiunto un uso del colore, oltre al B/N, attento ed elegante, che lui ha convertito nel suo lavoro senza rimpianti o indugi. L’ingresso nella televisione, un nuovo media per un fotografo della sua generazione, completa il quadro descrittivo circa la carriera e le attitudini di Thomas Hoepker, un “non artista” (come dice lui) aperto al nuovo con la curiosità di chi vuole esserci.

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[LES PAUL, UN NOME UNA CHITARRA]

Negli anni ’70, era facile trovare uno strumento musicale nella stanzetta di ragazze e ragazzi, oltre all’insuonabile flauto dolce delle scuole medie. Più facilmente si trattava di una chitarra, ma non erano rari i pianoforti (in sala questi) e gli organi elettrici. Era l’onda musicale a far sì che questo accadesse, quando ancora i brani d’ascolto rappresentavano beni oggettivi (LP, cassette) e non file liquidi come accade oggi. I miti del rock venivano abbinati ai loro strumenti, diventati iconici anch’essi. Appassionati attempati ricorderanno nomi come Fender e Gibson (chitarre), Hammond (organi di solito amplificati Leslie), Marshall (ampli) e l’elenco potrebbe continuare. Dopo aver incontrato Leo Fender (12 agosto 2021), oggi è la volta di Les Paul, nome mitico di una chitarra sognata da molti, la Gibson Les Paul appunto. Ai tempi, Fender e Gibson rappresentavano due correnti di pensiero, un po’ come Lancia e Alfa Romeo tra gli automobilisti anni ’60. In buone mani, Fender e Gibson suonano ancora oggi e le si possono incontrare facilmente ai concerti, perché il loro ruolo non è ancora terminato. Bene così.

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