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[RICORDANDO ANDRÉ GIDE]

Il 19 febbraio 1951 muore André Gide, a Parigi. Protagonista assoluto della letteratura francese tra le due guerre, farà sentire la sua influenza nelle produzioni letterarie di molti altri scrittori che lo seguiranno, tra cui Albert Camus e Jean-Paul Sartre. Quattro anni prima della morte è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura (1947). Eccone la motivazione: “Per la sua opera artisticamente significativa, nella quale i problemi e le condizioni umane sono stati presentati con un coraggioso amore per la verità e una appassionata penetrazione psicologica”. Soleva dire: “Bisogna lasciare la ragione agli altri perché questo li consola del non avere altro”.

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[NASCE IL “DRAKE”]

“Il colore distingue”. “Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un automobile: sicuramente la farà rossa”. “ Sono i sogni a far vivere l’uomo”. “Il destino è in buona parte nelle nostre mani, sempre che sappiamo chiaramente ciò che vogliamo e siamo decisi a ottenerlo.” Sono parole di Enzo Ferrari, un uomo capace di realizzare un sogno che sembrava irraggiungibile. Un sogno che si è concretizzato per merito di uomini dominati dalla passione, una passione infinita che ha tolto il tempo e il gusto per ogni altra cosa che non sia stata una macchina da corsa. “Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere”, così diceva Enzo Ferrari, il “Drake”.

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[MICHAEL “AIR” JORDAN]

Volava, Jordan, sospinto dal suo vento. Esitava, lassù, quando gli altri iniziavano a scendere, salvo poi decidere di “stracciare” la retina con uno schiaccione d’antologia. La sua carriera è costellata di canestri decisivi, segnati al momento giusto, quanto cioè conta per inchiodare la bara degli avversari. Jordan è un esempio di sport e di vita, sintesi pura della pallacanestro; il compagno che tutti avrebbero voluto di fianco, perché lui leggeva il momento e sapeva quando decidere sul da farsi.

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[JOHN McENROE, IL GENIO DELLA RACCHETTA]

Altri tempi, quelli di John McEnroe; altri materiali. Forse si “picchiava” meno allora, anche se si stava delineando la figura del tennista “da fondo campo” (Borg e Lendl tra questi). Non mancavano, però, le rivalità accese, suffragate da differenti stili, proprio sul rettangolo di gioco. Bjorn era di ghiaccio e taciturno (quasi pareva non sudare), mentre John si mostrava dispettoso, arrabbiato, spesso furioso nei confronti di arbitri e giudici di linea. Vederlo giocare, però, era un piacere, in tutti i “15”, fatti o subiti.

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