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Paolo Pellegrin

“ritengo di muovermi nel solco di una tradizione umanistica che da 50/60 anni si esprime così. E poi perché senza colore si sottrae una parte di realtà e l’immagine acquista una carica simbolica più forte. Almeno così io riesco a fare le cose che ritengo migliori”
Paolo Pellegrin
| Massimo Reggia | GRANDI AUTORI

Paolo Pellegrin: lo sguardo che racconta il mondo

Ci sono fotografi che descrivono la realtà, e altri che la attraversano fino a farsi attraversare a loro volta. Paolo Pellegrin appartiene senza dubbio alla seconda categoria: uno dei più importanti fotografi documentaristi contemporanei, membro di Magnum Photos, capace di fondere rigore giornalistico e profondità emotiva in un linguaggio visivo riconoscibile e potente.

Nato a Roma nel 1964, Pellegrin si forma inizialmente come architetto, ma è la fotografia a richiamarlo presto con forza.

Il suo ingresso nel fotogiornalismo coincide con una volontà precisa: raccontare ciò che accade ai margini, nei luoghi dove la storia si manifesta con una crudezza che raramente raggiunge le prime pagine. È qui che il suo stile prende forma, fatto di contrasti netti, ombre dense e volti che sembrano emergere dal buio con un’urgenza che non lascia indifferenti.

Dalla metà degli anni ’90 inizia a costruire un corpus di lavori che diventerà emblematico della sua poetica: i Balcani, il Medio Oriente, il continente africano, le periferie d’Europa e degli Stati Uniti. I suoi reportage non si limitano a documentare gli eventi, ma cercano l’essenza umana racchiusa in ogni contesto di crisi. Pellegrin osserva e si immerge, restituendo immagini che uniscono verità e delicatezza, testimonianza e introspezione.

Il suo ingresso in Magnum Photos, la storica agenzia fondata da Cartier-Bresson e Robert Capa, rappresenta una consacrazione internazionale. Da allora, Pellegrin continua a seguire conflitti, migrazioni, catastrofi naturali, ma anche a realizzare progetti di lungo respiro sulla società contemporanea. Il suo linguaggio rimane fedele a un bianco e nero incisivo, spesso drammatico, che esalta il movimento, il rischio, la fragilità.

Vincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui svariate edizioni del World Press Photo, Pellegrin ha sempre ribadito che il suo lavoro non riguarda la spettacolarizzazione del dolore, bensì l’urgenza di testimoniare. Le sue immagini sono finestre aperte sul lato nascosto del mondo, ma anche inviti a riflettere su ciò che ci unisce: paura, resilienza, dignità.

Negli ultimi anni ha ampliato ulteriormente il proprio campo di indagine, interessandosi al cambiamento climatico, alle trasformazioni urbane e al rapporto tra l’uomo e l’ambiente. In tutti i suoi lavori persiste una costante: lo sguardo empatico, mai compiaciuto, che fa della fotografia un atto di responsabilità e di ascolto.

Paolo Pellegrin rimane oggi una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea. Un autore che non si limita a catturare immagini, ma traccia mappe emotive, geografie dell’umano. In un mondo saturo di informazioni visive, le sue fotografie continuano a distinguersi per intensità, profondità e verità: un invito a guardare davvero ciò che accade intorno a noi.





Buona fotografia a tutti

Paolo Pellegrin

Paolo Pellegrin nasce a Roma nel 1964, e dopo essersi formato in architettura all’Università La Sapienza, prosegue gli studi presso l’Istituto Italiano di Fotografia. Dal 1991 al 2001 è rappresentato dall’Agence VU di Parigi, poi entra a far parte di Magnum Photos come nominee e nel 2005 ne diventa membro a pieno titolo. Per dieci anni ha lavorato a contratto per Newsweek (uno tra i più importanti magazine generalisti americani). Nella sua carriera ha ricevuto molteplici riconoscimenti tra cui: POY Award, la Leica Medal of Excellence, l’Olivier Rebbot Award, l’Hansel-Mieth-Preis, il Dr. Erich- Salomon-Preis e il Robert Capa Gold Medal Award. Nel 2006 gli è stato assegnato il W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography. In trent’anni di attività si è concentrato su vari temi inerenti alla condizione umana, dalle guerre agli effetti del cambiamento climatico, cercando di farsi testimone dei nostri tempi.

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